Neve e valanghe


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Neve e valanghe

Messaggioda dreamer » ven gen 09, 2009 7:37 pm

dopo le uscite sul gb delle funivie relativamente alla situazione valanghe a macu a metà dicembre scorso, mi permetto di accennare qualcosa in merito.

consiglio anzitutto la visione del sito www.aineva.it (associazione interregionale neve e valanghe - per il piemonte, l'ente di riferimento è l'arpa; sito: www.arpa.piemonte.it), specie all'area download: vi si possono scaricare utilissime brochure di presentazione su neve, valanghe, bollettini meteo ecc.

interessante anche www.cai-svi.it (servizio valanghe del cai).

più a grandi linee, il rischio valanghe si valuta su una scala a 5 livelli: 1 - debole, manto nevoso ben consolidato (che comunque non esclude la possibilità di scaricamenti e piccole valanghe spontanee); 2 - moderato; 3 - marcato, manto nevoso moderatamente/debolmente consolidato su molti pendii (distacchi possibili anche con deboli sovraccarichi, valanghe spontanee anche grandi); 4 - forte, manto nevoso debolmente consolidato sulla maggior parte dei pendii ripidi (distacchi probabili, valanghe spontanee di media grandezza, possibili grandi valanghe); 5 - molto forte, manto nevoso instabile (da aspettarsi molte grandi valanghe spontanee, anche su terreno moderatamente ripido).

per determinare tale livello vengono presi in considerazione in particolare i seguenti fattori: consolidamento manto nevoso (funzione anche della quantità di neve nell'unità di tempo - quanta ne è venuta, insomma, e con che velocità si è accresciuto il manto a terra; probabilità di distacco (influenzato dalla ripidità dei pendii); dimensione e numero delle valanghe attese (dipende anche dalla conformazione del territorio, tra le altre cose); cause possibili di distacco (spontanei, provocati - ad es. da sciatori; da sovraccarico, ecc.); dati provenienti dalle reti di analisi fisse sparse per le montagne (140 campi nivometrici).

il risultato è un bollettino, generalmente aggiornato giorno per giorno, suddiviso in zone (nel nostro caso, siamo nella zona 6 - alpi pennine, in coabitazione ad es. con alagna). per la quantità di parametri considerati, è un po' la 'bibbia' dello sciatore, dell'escursionista e più in generale di tutti quelli che vanno in montagna - compresi gli amministratori, che se ne servono per decidere, ad esempio, se bloccare o no una strada sotto valanga.

spero di aver contribuito a chiarire qualcosa. credo che la navigazione su quei siti e la lettura degli opuscoli che troverete e scaricherete possano aiutare tutti a farsi un'idea migliore del fenomeno valanghe (e sul perchè macu sia 'lievemente' differente da domobianca!)
dreamer
 
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Messaggioda borca99 » lun dic 27, 2010 11:05 am

Un interessante articolo del giornalista Giuliano Gasperi:

<font size="4">CAPIRE LA 'LINGUA' DELLE VALANGHE</font id="size4">
Le indicazioni degli esperti su come evitare il pericolo: dalla meticolosit nel pianificare la gita a casa alla capacit di leggere sul posto i segnali della natura - E se sentite wumm... mettetevi al sicuro


Cercare di capire se un pendio a rischio valanga come mettere assieme tanti pezzi di un grande puzzle. Molti si possono sistemare facilmente con un po' di buona volont, per altri occorre un certo spirito d'osservazione, per altri ancora esperienza, intuizione e conoscenza del posto. L'obiettivo ottenere un'immagine di fondo abbastanza chiara per rispondere a una domanda: attraversare o no questo pendio? Il primo passo verso la decisione giusta va compiuto a casa, con la pianificazione della gita e la lettura del bollettino valanghe, disponibile sul sito Internet dell'Istituto federale per lo studio della neve e delle valanghe, www.slf.ch (ogni giorno bollettino nazionale dalle 18, regionali dalle 8) o telefonando al 187.
L'elemento centrale del notiziario la previsione del grado di pericolo. A seconda delle condizioni meteo degli ultimi giorni si avr un rischio debole, moderato, marcato, forte o molto forte. La situazione generale va poi applicata ai singoli pendii, tenendo conto che questi, dai trenta ai quarantacinque gradi di pendenza, pi sono ripidi pi sono temibili. Il bollettino d gi qualche consiglio sulle zone e le situazioni da evitare, ma volendo c' uno strumento ancora pi preciso: il cosiddetto metodo di riduzione grafico, riprodotto a lato.
Se incrociando la pendenza del versante da attraversare e il grado di pericolo finite in zona verde, allora in quel punto e in quel momento il rischio debole; col giallo bisogna avere prudenza e prendere in considerazione altri fattori (li vedremo) mentre col rosso meglio rinunciare. Le pendenze dei punti critici della passeggiata - importante individuarli - possono essere misurate su di una cartina in scala 1:25.000 con un inclinometro speciale, simile a un righello, che pu essere richiesto alle sezioni ticinesi del Club Alpino Svizzero. un metodo piuttosto semplice. A seconda del grado di pericolo, poi, cambia l'estensione del pendio da considerare: si va dalla traccia dell'escursionista, ai 20 metri attorno, all'intero versante e alle sue vicinanze.
L'equipaggiamento
Indipendentemente dalla pericolosit del tracciato, prima di partire dovete assicurarvi di avere l'equipaggiamento di sicurezza necessario: ARVA (apparecchio per la ricerca in valanga) e sonda per localizzare eventuali compagni sepolti, una pala da neve per riportarli in superficie in attesa dei soccorsi. Ci sono pure altri strumenti, anche se meno comuni: l' airbag , formato da due cuscini che permettono di rimanere a galla durante il travolgimento; la avalanche ball , una palla attaccata a un cordino che resta in superficie e rende localizzabile la vittima; l' ava lung , un boccaglio che consente di resistere per pi tempo sotto la neve.
Osservare e interpretare
Dopo tutte queste precauzioni penserete di essere in una botte di ferro, di non dovervi pi preoccupare delle valanghe fino alla prossima passeggiata, ma non cos. Una volta giunti sul posto, necessario verificare che le previsioni meteo siano state rispettate: in caso di cambiamenti, come un vento inatteso o la caduta di molta neve fresca nelle ultime ore, non potrete pi fidarvi al 100% del bollettino valanghe e del metodo di riduzione.
Comunque anche a previsioni rispettate bisogna guardarsi attorno: non nel senso di cercare la valanga a mo' di detective o di vedere pericoli ovunque, ma di saper cogliere situazioni e segnali sfavorevoli e favorevoli, come fra l'altro richiede il metodo di riduzione in zona gialla. Ecco alcune situazioni sfavorevoli indicate nel libro Sport di montagna in inverno (Winkler/Brehm/Haltmeier, 2008): accumuli di neve soffiata di recente sulle creste, a valle dei ripiani o dentro i canaloni; grandi quantit di neve fresca; manto nevoso composto da molti strati diversi fra loro; pendio molto esposto al caldo nelle ultime ore; rumore wumm; fessure nel manto nevoso; valanghe recenti provocate o spontanee; cattiva visibilit; terreno a forma di conca; esposizione del versante fra Nord Est e Nord Ovest; pendio sospetto a monte dell'escursionista; terreno interrotto da rocce; pericolo di caduta e cattive sensazioni (!). C' anche qualche segnale favorevole: manto nevoso con pochi strati simili fra loro; percorso battuto frequentemente; neve spazzata via dal vento; dosso; versante esposto verso Sud; pendio sospetto a valle di chi cammina. Ovviamente non potrete pesare pro e contro col bilancino e ottenere risposte certe. Nel dubbio, gli esperti consigliano di rinunciare (vedi intervista), in attesa di affinare le proprie conoscenze.
Un modo divertente per farlo il programma di e-learning proposto da SLF sul sito www.whiterisk.org, dove potete acquistare un CD interattivo o abbonarvi a un servizio fruibile con i telefonini di nuova generazione (quindi anche sul posto!). utile anche per sfatare alcuni luoghi comuni sul pericolo valanghe. Nel 1992, lo studioso Werner Munter ne ha raccolti e smontati alcuni, come: non c' pericolo quando fa freddo (sbagliato: il freddo conserva l'instabilit del manto nevoso), il bosco protegge dalle valanghe (lo fa solo se tanto fitto da non essere percorribile con gli sci), le tracce degli sci sono garanzia di sicurezza (il manto potrebbe cedere al secondo passaggio), i piccoli pendii non sono pericolosi (anche poca neve pu pesare tanto), non ho mai visto valanghe su questo pendio quindi sicuro (deduzione errata), piantando il bastoncino da sci si verifica la resistenza del manto nevoso (indica la durezza, ma non i legami fra gli strati e la loro propensione a scivolare).
Il fattore U
Finora abbiamo parlato degli elementi naturali che fanno aumentare o no il pericolo, ma anche il fattore umano ha un certo peso. Non dimenticate che nel 90% dei casi l'escursionista stesso a provocare la valanga da cui verr travolto. Quindi, stabilito dove meglio passare, dovete stare attenti a come passare, cercando se possibile di non sovraccaricare in modo brusco il manto nevoso e, se si cammina in gruppo, di non attraversare un pendio tutti ammassati: state distanti almeno dieci metri l'uno dall'altro in salita, cinquanta in discesa.
Il fattore umano gioca un ruolo chiave pure in un altro, tragico, momento: la ricerca di un compagno sepolto nella neve. Anche se dura, occorre mantenere il pi possibile la calma e seguire le indicazioni dell'apparecchio di ricerca, chiamando intanto i soccorsi. Un errore pericoloso mettersi a correre e cercare in modo affannoso: si perderebbero tempo prezioso, energia e lucidit.
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Messaggioda iso hirvi » lun dic 27, 2010 1:31 pm

Articolo interessante ma piuttosto sintetico ovvero superficiale, avere l' ARTVA pala e sonda e' importante come saperli usare.
Un costante allenamento all'uso dell'artva ci consente di acquisire automatismi utili in situazioni di stress come nelle ricerche reali.
Il Giuliano Gasperi ci parla dell' inutilita del test del bastoncino dicendo:
"piantando il bastoncino da sci si verifica la resistenza del manto nevoso (indica la durezza, ma non i legami fra gli strati e la loro propensione a scivolare). "
questa é un'imprecisione, il test potrebbe indicare la presenza e la relativa resistenza alla penetrazione dei vari strati.
Ho forti dubbi anche sull'inclinometro speciale per cartine al 25000, non esiste una correlazione certa tra scala ed ecquidistanza delle isoipse!
Per apprezzare la pendenza basta saper leggere una cartina.
Questo topic è strano, sui forum italiani si parla di valanghe e di prevenzione solo dopo le tragedie, un plauso a dreamer e borca che vanno contro corrente.
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Messaggioda iso hirvi » mar dic 28, 2010 12:03 am

<div align="center" id="quote2"><table class="quote"><tr><td class="quotetd"></td></tr><tr><td class="quotetd2"><span class="quotetext">ZMakana105 ha scritto:

Il perchè: 15 minuti. Questo è il tempo massimo per estrarre un travolto da valanga con qualche speranza di trovarlo vivo. L'ARVA, piccola scatola elettronica che emette continui segnali radio, in questi casi è a dir poco indispensabile: ecco cos'è, come funziona e perchè può salvare la vita.
</span></td></tr></table></div align="center" id="quote2">
Tempo massimo? su questo ci sarebbe da discutere, io direi che dopo i 15 minuti le speranze di trovarlo vivo si abbassano drasticamente
<div align="center" id="quote2"><table class="quote"><tr><td class="quotetd"></td></tr><tr><td class="quotetd2"><span class="quotetext">
L'ARVA è essenzialmente un dispositivo elettronico che trasmette un segnale radio. Va indossato sotto il pile durante le escursioni e continua, silenziosamente, ad emettere segnali sulla posizione in cui si trova la persona che lo porta anche</span></td></tr></table></div align="center" id="quote2">
Arva o megli sarebbe dire ARTVA non trasmette segnali sulla posizione in cui si trova! emette un segnale, un altro artva in ricezione ne apprezzera intensita' e in qualche modello la direzione.

<div align="center" id="quote2"><table class="quote"><tr><td class="quotetd"></td></tr><tr><td class="quotetd2"><span class="quotetext"> - La "portata" dell'Arva varia da modello a modello e rispetto alla posizione del travolto, ma in generale si aggira intorno alla trentina di metri.
</span></td></tr></table></div align="center" id="quote2">
Non mi risulta, per portata si intende in aria libera e varia da modello a modello ma anche da singolo apparecchio, si va dai 50 70mt per i fitre ai 50 30 dei nuovi digitali, per convenzione, tenendo conto di profondita' di sepellimento, cattiva carica delle batterie ecc si immagina che il nostro artva capti segnali per un raggio di soli 15 mt.
<div align="center" id="quote2"><table class="quote"><tr><td class="quotetd"></td></tr><tr><td class="quotetd2"><span class="quotetext">
L'Arva deve essere indossato da tutti i partecipanti all'escursione nella modalità di trasmissione. Quando si parte per una gita bisogna sempre fare il controllo degli apparecchi Arva: il capogita mette il proprio apparecchio in ricezione e controlla il segnale degli altri. Poi qualcuno controlla il suo e dopodichè si può partire. E' un'abitudine che è fondamentale ricordare e condurre con rigore, purtroppo spesso vista come una scocciatura.
</span></td></tr></table></div align="center" id="quote2">
Con questo tipo di cancelletto non verifichi se tutti gli apparecchi funzionano in ricerca! meglio di nulla ma la procedura corretta è un altra!
esempio: capogita fermo in trasmissione, "gli altri" gli sfilano davanti uno alla volta in ricerca e controllano di captare il segnale del capogita, poi "gli altri" si sono disposti sul percorso ad una reciproca distanza tra loro (diciamo 10 mt)e commutano il loro artva in trasmissione.
Ora il capogita procede sul percorso con l'arva in ricerca e controlla singolarmente tutti "gli altri"
infine il anche il capogita commuta in trasmissione.
Cosi hai controllato tutti gli arva nelle due modalita' e in caso di distrazione solo il capogita (il piu' esperto quindi improbabile) rimarra' in ricezione durante la gita.
Col Tuo metodo rischi che qualcuno faccia la gita in modalita' ricerca e se poi devi trovarlo non lo trovi e se non lo trovi..?
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Messaggioda iso hirvi » mar dic 28, 2010 4:37 pm

Caro Zmakana non ho parlato solo di arva o artva ma evidentemete preferisci postare manuali fai da te di nivologia, senza porti il problema di verificare cio' che scrivi, dubito fortemente che tu conosca il soccorso in montagna, lo deduco dagli ultimi tre post. Se per caso, ne dubito, conosci realta' e procedure del soccorso in montagna, allora ti chiedo di spiegarmi dove le mie obiezioni erano errate, magari imparo qualcosa!
Oppure continua con i tuoi post, al massimo avremo scialpinisti che fanno gite con l'apparecchi in ricerca oppure gente che si ritiene abile a gestire atterraggi di elicotteri!
A tua disposizione ciao
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Messaggioda dreamer » mer dic 29, 2010 11:12 am

dunquedunquedunque...
"dici crema di nocciole e cacao o dici semplicemente cioccolato"... dico 'nutella' e non ci penso più! in realtà l'osservazione di iso era una puntualizzazione e non una critica, ed era pure su un punto assolutamente secondario. puntualizzazione che viene anche da chi ne è esperto (iso è infatti del soccorso alpino). in ogni caso, le segnalazioni di iso relative al post in questione sono precise e circostanziate, oltre che basate su anni di teoria e pratica; e non sono state poi oggetto di discussione.

per quanto riguarda questo topic, segnalo che: 1) tolgo un post a zmakana105 in quanto ha postato lo stesso link a cai-svi due volte in due post differenti; 2) varierò in colore 'rosso' le parti del post di zmakana105 oggetto di contestazione da parte di iso hirvi, suggerendo a fondo post di confrontare ed integrare tali parti con quanto postato da iso hirvi; 3) inserirò qualche spaziatura ai post descrittivi per agevolare la lettura.

più in generale, raccomando caldamente che vengano sempre citate le fonti, oppure (come correttamente fatto dopo il piccolo battibecco) messi direttamente i link. questo al fine di evitare fraintendimenti o problemi. a maggior ragione quando, come in questo caso, non si fa solo informazione, ma si vuole passare un contributo 'pesante' come i suggerimenti per la propria e l'altrui sicurezza. chiedo quindi a zmakana105 di postare anche - se esistono - i link dei siti da cui ha estrapolato i post di cui stiamo parlando. per il futuro, chiedo a tutti gli utenti di comportarsi alla medesima maniera. metterò anche un post apposito per completezza.

allo stesso modo, e sempre con riferimento in particolare alla sicurezza quando si va in montagna, chiedo a tutti gli utenti di parlare con cognizione di causa, se cioè si è realmente in grado di offrire un contributo positivo e 'certo' (es.: non mi metto a discettare di medicina se non sono del ramo). grazie.
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Messaggioda Andry CP » ven gen 21, 2011 4:25 pm

<font face="Book Antiqua"><font color="brown"><font size="4"><b>Il decalogo dello sciatore</b></font id="size4"></font id="brown"></font id="Book Antiqua">

1. Rispetto per gli altri. Ogni sciatore deve comportarsi in modo da non mettere in pericolo altre persone o provocare danni.

2. Padronanza della velocita' e del comportamento. Ogni sciatore deve tenere una velocita' e un comportamento adeguati alla propria capacita' nonche' alle condizioni generali della pista, della libera visuale, del tempo e all'intensità del traffico.

3. Scelta della direzione. Lo sciatore a monte che ha la possibilita' di scegliere il percorso deve tenere una direzione che eviti il pericolo di collisione con lo sciatore a valle.

4.4. Sorpasso. Il sorpasso puo' essere effettuato (con sufficiente spazio e visibilita'), tanto a monte quanto a valle, sulla destra o sulla sinistra, ma sempre ad una distanza tale da evitare intralci allo sciatore sorpassato.

5. Immissione ed incrocio. Lo sciatore che si immette su una pista o che riparte dopo una sosta, deve assicurarsi di poterlo fare senza pericolo per se' o per gli altri; negli incroci deve dare la precedenza a chi proviene da destra o secondo indicazioni.

6. Sosta. Lo sciatore deve evitare di fermarsi, se non in caso di necessita', nei passaggi obbligati o senza visibilita'. La sosta deve avvenire ai bordi della pista. In caso di caduta lo sciatore deve
sgomberare la pista al piu' presto possibile.

6. Salita. In caso di urgente necessita' lo sciatore che risale la pista, o la discende a piedi, deve procedere soltanto ai bordi della stessa.

8. Rispetto della segnaletica. Tutti gli sciatori devono rispettare la segnaletica prevista per le piste da sci ed in particolare l'obbligo del casco per i minori di 14 anni.

9. Soccorso. Chiunque deve prestarsi per il soccorso in caso di incidente.

10. Identificazione. Chiunque sia coinvolto in un incidente o ne e' testimone e' tenuto a dare le proprie generalità.

<u><b>La segnaletica</b></u>
I gestori delle aree sciabili hanno l'obbligo di apporre una segnaletica conforme alle norme di sicurezza. I segnali sono in parte simili a quelli stradali: ad esempio, quello che indica una strettoia, o il punto esclamativo che avverte di un pericolo generico, o l'incrocio, o la curva pericolosa a destra o a sinistra, o la pendenza. C'è poi, sempre tra i segnali di pericolo - di forma triangolare - quello che mette in guardia dalle cadute (raffigurato da un omino che precipita da una scarpata) o dalla presenza di un crepaccio, di un dosso o di una cunetta, o che invita a prestare attenzione alle motoslitte. Sette, invece, i segnali d'informazione - di forma quadrata -: per indicare il posto di soccorso, il posto di chiamata per soccorso, la pista da fondo per tecnica classica e quella per tecnica libera, la pista da snowboard, il centro sciistico o un sentiero invernale. 3 sono i segnali d'obbligo: di seguire una determinata direzione, di utilizzare lo snowboard o il casco protettivo per i minori di 14 anni. Ci sono poi i segnali di divieto: sono 7, da quello di camminare sulla pista da sci a quello di usare la slitta, lo skibob o lo snowboard, di accesso, di sciare nel bosco o di sciare tout court. E per avvertire gli incauti sciatori che si avventurano dove non dovrebbero, un segnale rettangolare, con una mano aperta e la scritta "Stop. Pericolo valanghe" in quattro lingue (italiano, tedesco, francese e inglese).

<u><b>Per gli snowboarder</b></u>
Controllate sempre lo spazio a destra e sinistra prima di cambiare direzione poiche' la visuale e' limitata. Assicurate sempre con un cinturino il piede alla tavola. Durante la risalita con gli impianti, sganciate il piede dall'attacco, lasciandolo libero sulla tavola.

<u><b>Per i fuoripista</b></u>
Portare sempre con se' l'Arva, apparecchio elettronico che consente di essere rintracciati in caso di valanga. Mai andare da soli, e' consigliabile andare in un gruppo di 4/5 persone. Comunicare ad altri sempre la meta e i tempi dell'escursione. Farsi accompagnare da una guida che conosce bene i posti.

<u><b>Cosa mangiare</b></u> per affrontare con slancio l'avventura sciistica, quando fare uno spuntino e quali regole non dimenticare.
Prima di mettere gli sci ai piedi e' bene ricordare che anche una corretta alimentazione gioca un ruolo fondamentale per affrontare una giornata sulla neve nel migliore dei modi. Che tipo di prima colazione privilegiare? Meglio un pasto o uno spuntino? Fa bene il grappino per riscaldarsi?

<i>Ecco i consigli della dottoressa Manuela Pastore, dietista dell'Humanitas:</i>
<u>Non saltare la prima colazione</u>: Questa e' una regola che tutti dovrebbero seguire, non solamente gli sportivi. L’organismo necessita al risveglio della giusta quantita' di nutrienti e soprattutto di zuccheri per iniziare bene la giornata, lavorativa o sportiva che sia. Prima di recarsi sulle piste, dunque, e' indispensabile consumare una buona prima colazione, privilegiando alimenti a base di carboidrati come pane, fette biscottate o biscotti con marmellata o miele.
<u>Un pranzo leggero</u>: Chi trascorre l’intera giornata sugli sci non puo' fare a meno di fermarsi per consumare un pasto leggero e facilmente digeribile, infatti, saltare il pranzo e aspettare la cena per "abbuffarsi" e' un errore da evitare cosi' come nella quotidianita'. Lo sport che si pratica a livello amatoriale non richiede in genere integrazioni alla dieta di tutti i giorni. Ci si deve preparare in modo adeguato non solo con una buona prima colazione, ma anche con un pasto che consenta di recuperare le energie spese nel corso della mattinata e affrontare il pomeriggio sugli sci senza accusare una stanchezza eccessiva, spesso la principale causa di incidenti che si verificano proprio durante le ultime ore della giornata.
<u>Spuntini si', bevande alcoliche no.</u> Se la giornata sportiva e' particolarmente intensa puo' essere necessario avere con se' uno spuntino veloce, benissimo una tavoletta di cioccolato o una barretta di cereali. Quando il freddo si fa sentire, e' inevitabile fermarsi in uno chalet per bere qualcosa di caldo, un bicchiere di latte o una cioccolata. Sono invece da evitare gli eccessi di superalcolici: l’alcol rallenta i riflessi e puo' alterare il centro della termoregolazione favorendo il rischio di assideramento.
<u>Gli integratori non servono.</u> Un’alimentazione sana ed equilibrata con una buona prima colazione, eventualmente uno o piu' spuntini, un pranzo e una cena adeguati alle necessita' di ciascuno e' sufficiente per affrontare una giornata sugli sci o una settimana bianca nel migliore dei modi. Gli sciatori amatoriali non necessitano di un’integrazione supplementare di nutrimenti per sopperire agli aumentati fabbisogni dell’organismo nel corso dell’attivita' fisica.
Andry CP
 
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