Giovani allevatori in montagna: una giusta scelta?


Giovani allevatori in montagna: una giusta scelta?

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Giovani allevatori in montagna: una giusta scelta?

Messaggioda meccia » mar mar 05, 2013 7:27 pm

<font face="Book Antiqua"><font color="black"><font size="4">Giovani allevatori in montagna: una giusta scelta?</font id="size4">
28 febbraio 2013

Tra le attività agricole di montagna, quella dell’allevatore è una delle più tradizionali ed antiche, ma in tempo di crisi economica e sociale viene riproposta come possibile via alternativa a mestieri che sono sempre meno in grado di offrire sbocchi sicuri e allettanti.
È innegabile la componente emotiva che spinge a scegliere il lavoro dell’allevatore: sia praticandolo come continuazione dell’attività di famiglia, sia avvicinandosi per scelta, è fondamentale non soltanto l’amore per la montagna intesa come ambiente, spazio, territorio, ma soprattutto la passione per gli animali. È questo il sentimento che permette di non vivere come un’imposizione il vincolo costante che comportano la cura e l’alimentazione del bestiame domestico.
Nelle vallate alpine piemontesi si possono incontrare decine e decine di giovani imprenditori agricoli che vivono e lavorano come allevatori. Le storie che ci raccontano sono molto diverse, anche se accomunate da un elemento comune.
Tra chi prosegue la tradizione di famiglia, sono particolarmente incoraggianti le esperienze di chi ha saputo rinnovarsi: «Volevo fare questo lavoro, ma anche rimanere qui. È per questo che ho spinto affinché prendessimo questa strada. Aprire l’agriturismo giusto in tempo per le Olimpiadi è stata una soddisfazione grandissima, oltre che un’ottima scelta», dice Francesca (1987) in frazione Grand Puy di Pragelato (To).



Ma non ovunque la volontà di rendere attuale un mestiere antico trova un terreno fertile: «Un altro problema è quello della gente di montagna, la mentalità. Fa strano e fa anche gelosia vedere un giovane che fa quello che i loro figli non hanno fatto. Parlano alle spalle e poi magari il prato da pascolare con le bestie non te lo danno», commenta Mattia (1991) a Cantoira (To).
C’è però anche chi non riesce a dare il via a un’attività in proprio, oppure, dopo anni di sacrifici, arriva ad ammettere la propria sconfitta:
«Faccio il garzone d’estate e d’inverno, vado ad aiutare a mungere. Vorrei trovare una stalla in affitto, ma non ce ne sono. Non avevo terreni a sufficienza per fare le domande per l’insediamento giovani e così contributi non ne ho presi. Il futuro… mah?», racconta Stefano (1992) di Settimo Vittone (To),
Pur esistendo una politica che dovrebbe venire incontro alle esigenze di chi opera nelle Terre Alte, la realtà mostra come l’azienda situata in montagna abbia gli stessi vincoli e necessità burocratiche di quella di pianura, in aggiunta alle difficoltà e spese aggiuntive dovute alla collocazione territoriale più disagiata.
«L’azienda c’era già e fare il formaggio mi piace molto, però non pensavo di incontrare tante difficoltà dal punto di vista della burocrazia. Il piano regolatore di questo Comune non consente di ampliare le aree produttive. (…) Li metterei volentieri, i pannelli solari sulla stalla, ma non riesco nemmeno a pagarmi la stalla, altroché pannelli! Quindi sono punti in meno e non entri nelle graduatorie…», spiega Marta (1980), residente a Sambuco (Cn).



Inoltre, la politica degli aiuti pubblici ha fortemente influenzato negativamente il mercato zootecnico: «I contributi hanno falsato l’economia dell’agricoltura. Anche il commerciante ti paga meno perché tanto sa che su quella bestia tu prenderai il contributo», constata Marco (1985) di Chiaverano (To).
A fronte di esperienze positive e risultati concretizzati, non bisogna però dimenticare le parole di chi si accorge, giorno dopo giorno, come sia difficile portare avanti questo mestiere. Spese, redditi esigui, difficoltà burocratiche, una realtà che può essere anche molto diversa da quella che si era sognata, problemi che annullano le gratificazioni del vivere e lavorare in montagna: «Mi sa che dovremo vendere gli animali, non ce la facciamo ad andare avanti», ammette amaramente su Facebook una donna che dalla pianura si era trasferita in una valle del Torinese cercando di portare avanti progetti di vita e lavoro.
I genitori dei giovani allevatori di oggi sono concordi nell’affermare che questa generazione abbia intrapreso un ritorno al mestiere di allevatore di montagna, anche come risposta alla crisi e al crollo dell’idea del posto fisso, ma solo facendo un bilancio tra una decina d’anni si potrà veramente dire se era questo il mestiere in grado di superare e sconfiggere le attuali difficoltà economiche e sociali.

Marzia Verona</font id="black"></font id="Book Antiqua">

(fonte dislivelli.eu)

Per saperne di più:

http://diquestolavoromipiacetutto.wordpress.com
meccia
 
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Messaggioda Administrator » mer mar 06, 2013 1:36 am

<b>Da AzzurraTV del 5.03.13

<font size="3">Uncem: nasce ''La bottega dell'Alpe''</font id="size3"></b>
Nasce a Torino “La bottega dell’Alpe”, l’associazione dei produttori agroalimentari e dell’artigianato delle aree montane del Piemonte. Al nuovo soggetto possono aderire piccoli produttori, ristoratori, ma anche persone fisiche, associazioni, enti e istituzioni che operano nel settore del commercio per lo sviluppo delle Terre Alte. Quasi 500 imprese del settore agroalimentare sono già state segnalate nei mesi scorsi dalle 22 Comunità montane. Unendosi all’associazione potranno utilizzare il marchio sui loro prodotti e la vetrina offerta dal sito internet www.bottegadellalpe.it, attivo da giugno, dove i prodotti potranno essere venduti in tutt’Italia e in molti paesi d’Europa, con consegna diretta tramite corriere. Il progetto è stato sviluppato da Uncem Piemonte, con la società PieMonti Risorse e il contributo della Camera di Commercio di Torino. Coinvolto anche il Paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino. “L’associazione è aperta al contributo e all’adesione di tutti – spiega Marco Cavaletto, presidente di PieMonti Risorse – Garantisce una vetrina unica nel suo genere, potendo raccogliere prodotti e produttori di tutti i 553 Comuni montani del Piemonte, dove vivono 700mila persone. Abbiamo percepito la necessità di un’immagine integrata, con la quale presentarci all’estero e in tutto il Paese. Ci spinge la necessità, in particolare con il sito internet di e-commerce, di aprire, proprio in un momento complesso per il mercato, nuove vie di promozione e vendita. Non solo in Italia, ma anche nei Paesi dell’UE. Molti piccoli e piccolissimi produttori agroalimentari e di artigianato delle aree montane, difficilmente da soli potrebbero costruirsi un sito, una rete di vendita e una strategia di marketing. Noi li supportiamo in tutto questo percorso e siamo il loro partner. Il brand aperto a tutti da oggi può raccogliere adesioni. Basta una mail a info@bottegadellalpe.it per avere le informazioni. All’associazione possono aderire anche i consumatori, che avranno poi una serie di agevolazioni sull’acquisto dei prodotti”. www.bottegadellalpe.it e l’associazione comprenderanno diversi settori e categorie merceologiche: la bottega del formaggio, la bottega del vino, la bottega delle acque minerali, la bottega della birra, la bottega dei distillati e dei liquori, la bottega del miele e delle marmellate, la bottega dei dolci e dei prodotti da forno, la bottega della frutta e della verdura, la bottega del pesce, la bottega delle carni e degli insaccati. Tutti prodotti nelle Terre Alte. Spazio all’artigianato tipico, ai libri che parlano di montagna, ma anche ai pacchetti turistici e agli itinerari per scoprire le aree montane piemontesi. Prevista sul sito internet una sezione con le ricette, in accordo con una serie di ristoratori e con alcuni istituti alberghieri del Piemonte. “Gli ultimi dati forniti dall’Osservatorio eCommerce B2C di Netcomm e della School Of Management del Politecnico di Milano – prosegue Marco Cavaletto - indicano un sicuro trend positivo per l’e-commerce. La crescita anno su anno è del 19% e porta a 9,5 miliardi di euro il fatturato globale dei siti di vendita online con operatività in Italia. Si tratta di ‘un’internet economy’ che deve vedere le aree montane, troppo spesso considerate erroneamente marginali, in prima fila. Il nostro progetto dimostra che anche così si vince il digital divide e possono aumentare i fatturati delle piccole imprese. È un’avventura che crediamo lungimirante, sollecitata da molte imprese con le quali siamo in contatto. Enogastronomia e artigianato sono settori trainanti per le aree montane. Vogliamo insieme rafforzarli, farli crescere, a beneficio delle aree montane e di tutto il Piemonte”.
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