Macugnaga, il primo “alpe” della catena alpina


Macugnaga, il primo “alpe” della catena alpina

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Macugnaga, il primo “alpe” della catena alpina

Messaggioda Andry CP » sab ago 17, 2013 1:48 pm

<b>Da DiscoveryAlps del 16/08/13

<font size="3">Macugnaga, il primo “alpe” conosciuto nella storia documentata dell’intera catena alpina</font id="size3">
<i>Fino al 999 i pascoli della valle di Macugnaga erano stati sfruttati dall’arcivescovo di Milano</i></b>
Macugnaga è il primo “alpe” conosciuto nella storia documentata dell’intera catena alpina. Fino al 999 i pascoli della valle di Macugnaga, alla testata della valle Anzasca, erano stati sfruttati dall’arcivescovo di Milano, in qualità di commendatario dell’Abbazia di Brebbia, è infatti di quell’anno l’atto di permuta con il monastero di San Graciniano di Arona. Degli alpi della valle di Macugnaga si troveranno altri documenti ancora nel 1208, quando Ariberto, abate di San Graciniano d’Arona ne investe per vent’anni Enrico di Stresa. Al fine di stabilire l’epoca nella quale i primi Walser dal Vallese passando attraverso il valico del Monte Moro fossero arrivati a fondare la colonia di Macugnaga, gli storici si sono basati su due documenti. Il primo risale all’8 giugno 1250, quando Pietro di Castello, signore della valle di Saas e della valle Anzasca, dona al genero Gotofredo di Biandrate, ogni diritto e giurisdizione sulla valle. Il secondo è datato 1 agosto 1256, nel quale l’abate Corrado del monastero di Arona, investe il nobile Guidotto Visconti degli alpi del monastero in valle Anzasca per la durata di cinque anni.

Ma per determinare la fondazione di Macugnaga come stanziamento permanente è fondamentale la pergamena del 16 agosto 1291 che contiene la prima citazione esplicita “de communi ed hominibus de Macugnaga”, prova inequivocabile che l’insediamento dei Walser è avvenuto prima di quella data. In seguito, numerose investiture del monastero di Arona documentano come ancora nel XIV secolo l’abate avesse mantenuto i suoi diritti signorili sull’intero possedimento monastico ormai divenuto colonico. I Benedettini furono tra i più attivi nell’attirare nelle loro terre i coloni Walser, abili nel trasformare in insediamenti permanenti gli antichi alpeggi. Fu probabilmente l’abate di Arona, tra il XIII e il XIV secolo, che concedette alla comunità di Macugnaga il privilegio della fiera d’agosto che si teneva al Dorf presso la Chiesa Vecchia a partire dal mezzogiorno dell’antivigilia dell’Assunta il 13 di agosto e durava alcuni giorni, fondamentale per l’incremento dei commerci di Macugnaga, oltre all’indiscussa centralità rispetto alle altre valli, collegate tra di loro attraverso i valichi del Monte Moro, del Weisthor e del Turlo.

Nel 1361 i rappresentanti di Macugnaga parteciparono a Bannio alla definizione dei confini tra le sei degagne che componevano la valle stabilendo così il definitivo distacco dalla giurisdizione monastica unendosi a quella del Comune di Novara nelle mani del potentissimo Vescovo Giovanni Visconti. Il 12 settembre del 1559 gli uomini di Macugnaga e di Saas firmarono una convenzione che regolava la caccia alla marmotta sui due versanti del Monte Rosa. Le relazioni tra Macugnaga e la valle di Saas rimasero strette anche nei secoli della “piccola età glaciale”, quando le falde dei ghiaccia, calate pericolosamente a valle resero disagevole ma non interruppero mai il transito del Monte Moro, da sempre anello di congiunzione tra i coloni di Macugnaga e la madre-patria vallesana.

<i><b>a cura di Beba Schranz</b></i>


<font size="1"> Immagine dal Web</font id="size1">
Andry CP
 
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Messaggioda Andry CP » ven set 20, 2013 1:57 pm

<b>Da DiscoveryAlps del 17/09/13

<font size="3">Storie Walser di Ornavasso e Migiandone</font id="size3"></b>
A testimonianza di quanto antico sia il popolamento di Ornavasso, nel 1890 il grande storico Enrico Bianchetti scoprì una necropoli celtica risalente al II secolo a.C.. Anche il toponimo si ipotizza sia di origine celtica e che il villaggio sia stato parzialmente o interamente distrutto da una delle ricorrenti alluvioni, tanto che nel XIII secolo, il suo popolamento si ridusse ai minimi termini, giustificando l’inserimento dei nuovi coloni. L’introduzione dei Walser a Ornavasso è connessa alle vicende storiche che travagliarono i “signori di Ornavasso”, legati alla nobiltà lombarda dei Castello e dei Biandrate, anch’essi trasferitisi nell’Alto Vallese nel corso del XIII secolo. Una radicata tradizione vuole invece Ornavasso fondata da 12 coppie di giovani provenienti da Naters, e sfuggite al “giogo” di un lussurioso e violento tiranno. Secondo F.Schmid “il lussurioso e violento tiranno della leggenda trova il suo esatto prototipo nell’incestuoso e sleale Peterlino d’ Aosta, ultimo dei signori d’Aosta e visdomini di Naters, che, rinchiuso nelle carceri del castello di Seta, il 17 ottobre 1312 rimise nelle mani del Vescovo tutti i possessi e gli uomini di Rischanon, sui monti di Naters.

Gli Ornavasso “von Urnavas” fanno la loro comparsa tra la nobiltà vallesana verso il 1275, quando Iocellino I di Ornavasso sposa Matilde d’Aosta Challant e riceve dal Vescovo di Sion il Visdominato di Naters che comprendeva la montagna di Naters, Brig, Glis e l’intera valle del Sempione. In seguito alle vicende che travolsero Peterlino gran parte dei beni e dei diritti feudali degli Aosta passarono agli Ornavasso. Nel 1379, secondo il Corio, Rodolfo di Ornavasso vendette la signoria di Ornavasso a Gian Galeazzo Visconti, per 600 fiorini d’oro. E’ probabile che la vendita mancò del consenso degli altri eredi perché nel 1486 il Vescovo di Sion Iodoco von Silenen presentò un memoriale al governo milanese con rivendicazioni contro il ducato lombardo e importanti rivelazioni sull’introduzione dei Walser a Ornavasso nei primi anni del ‘300, quando a Iocellino II di Ornavasso successe il genero Nicola di Ernen. A Ornavasso e Migiandone i primi insediamenti walser avvennero in montagna, solo in un secondo tempo si abbassarono a fondovalle, nella piana del Toce dove bonificarono le terre paludose ove sorge l’attuale borgo. Le testimonianze sull’origine walser di Migiandone sono scarse, nessuna precedente al XVI secolo.

<b><i>a cura di Beba Schranz</i></b>
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