Il ghiacciaio del Belvedere: glaciologia e botanica

Escursione naturalistica al Ghiacciaio del Belvedere
Corso “Saper amare la montagna” – Commissione Scientifica “Nangeroni” – CAI Milano

L’escursione naturalistica guidata, associata al corso “Saper amare la montagna” (Commissione Scientifica “Nangeroni” – CAI Milano), ha seguito un approccio divulgativo multidisciplinare e ha offerto ai partecipanti una panoramica generale sul paesaggio glaciale alpino nel quadro dei cambiamenti climatici in atto.

L’evento si è volto il giorno 22 luglio 2017 presso il Ghiacciaio del Belvedere (Macugnaga – VB); purtroppo il Monte Rosa si è concesso in tutta la sua maestosità solo nelle prime ore della mattina, come visibile sulla webcam dedicata al fondatore del nostro sito “Il punto di vista di Andrea”:

Tuttavia ciò non ha influenzato la riuscita dell’evento in quanto per questa volta lo sguardo doveva essere rivolto verso il basso.

L’area del Belvedere si presta a una prima panoramica sull’area, sulla vegetazione circostante (boschi a Larix decidua, arbusteti ad Alnus viridis e Rhododendron ferrugineum) e sulle caratteristiche geomorfologiche del Ghiacciaio del Belvedere come esempio emblematico di debris-covered glacier.

Il ghiacciaio è stato interessato all’inizio del 2000 da un fenomeno rarissimo sulle Alpi, un surge. Si è trattato di un’onda di piena che ha comportato un’accelerazione improvvisa della velocità di flusso, un incremento dello spessore di decine di metri e la formazione del cosiddetto Lago Effimero. Un breve attraversamento del ghiacciaio (tracciato sicuro e ben segnalato) consente di osservare direttamente la superficie del ghiaccio con le sue morfologie superficiali derivanti dall’ablazione differenziale e alcune piante d’alta quota che sfruttano il microclima del ghiaccio per vivere a quote relativamente basse (es. Poa laxa e Cerastium pedunculatum).

Il sentiero che porta al Rifugio Zamboni-Zappa segue la cresta della morena laterale destra della Piccola Età Glaciale,

offrendo suggestive panoramiche sia sulla parete est del Monte Rosa che sulla lingua del ghiacciaio stesso, con evidenti morfologie residue legate al surge del 2002.

La morena, colonizzata da praterie a Festuca varia e arbusteti a Salix helvetica, ospita molte piante tipiche delle Alpi occidentali, tra cui l’endemica Campanula excisa.

Dal Rifugio Zamboni-Zappa (2070 m s.l.m.) si è raggiunta con una breve deviazione verso la Cappella Pisati, collocata sul filo della morena della Piccola Età Glaciale, privilegiato punto di osservazione sul ghiacciaio in tutta la sua larghezza e sui fenomeni di collasso in atto sulla morena dopo il surge.

Tornati al rifugio, si è percorso il sentiero che si snoda su un ampio pascolo pianeggiante, 

per poi risalire lungo il Sentiero “Linda Pace” l’imponente morena frontale del Ghiacciaio delle Locce, sino ad una panoramica insellatura che si affaccia sul lago omonimo.

Dalla sommità della morena, si può ammirare il ghiacciaio e l’omonimo lago, nonché alcune delle più tipiche piante pioniere che colonizzano i terreni liberati dai ghiacciai in arretramento.

La visita al lago, al di là del fascino estetico del luogo, offre la possibilità di osservare alcuni fenomeni di instabilità caratteristici dell’evoluzione attuale dell’alta montagna,

qui concentrate in un’area molto ristretta (rotte glaciali, fenomeni erosivi, frane in roccia).

La discesa a piedi ha consentito ad alcuni partecipanti di ammirare il fronte glaciale del ramo nord:

Nel seguente video trovate parte delle ampie spiegazioni fornite dalle nostre guide, il prof. Smiraglia per la parte glaciologica ed il Dr. Tampucci per la parte botanica.