La catena delle Alpi, e con essa il Monte Rosa, vide la sua origine fra i 35 e i 50 milioni di anni fa, nell’era Terziaria o Cenozoica, in seguito allo scontro tra la placca eurasiatica e quella africana: quello che un tempo era il fondale di un piccolo bacino oceanico venne compresso e ripiegato, mentre fenomeni eruttivi davano origine a nuove rocce magmatiche solidificatesi all’interno della crosta terrestre. Nella bassa val d’Ossola scorre la linea del Canavese, una lunga linea di faglia che si può dire rappresenti il confine tra le due placche: a sudest affiorano le rocce sedimentarie depositatesi al margine della più antica crosta continentale africana, mentre a nordovest si manifestano le deformazioni metamorfiche causate dalle altissime temperature e pressioni innescate da questo lungo processo, chiamato orogenesi, che ha portato al corrugamento della crosta terrestre e all’innalzamento delle Alpi.

A Macugnaga le rocce affioranti sono quasi esclusivamente metamorfiche: molti gneiss (simili al granito e altrettanto duri), poi soprattutto micascisti, serpentiniti e ofioliti. È raro trovare cristalli di dimensioni notevoli, se non in corrispondenza dei grandi filoni auriferi: la valle Anzasca è infatti il maggiore distretto aurifero delle Alpi Occidentali italiane. Le miniere d’oro sono anch’esse una conseguenza del processo di formazione del Monte Rosa: probabilmente il minerale, fuso dalle elevate temperature, si infiltrò nelle fessure delle rocce intensamente fratturate dai fenomeni orogenetici, per poi solidificarsi in profondità unendosi ad altri minerali; l’estrazione è oggi cessata non per l’esaurimento delle miniere, ma perché non è più economicamente conveniente: l’oro si trova ancora all’interno dei filoni di quarzo, come impurità della pirite.