LA MONTAGNA

Il Monte Rosa, che raggiunge la sua massima elevazione con i 4634 metri della Punta Dufour, è la seconda montagna più alta delle Alpi, superata solo dal monte Bianco (4810 m), e la più alta della Svizzera. La sua catena inizia convenzionalmente al Colle del Teodulo, sopra la conca del Breuil, ai piedi del Cervino, e dipanandosi con andamento ovest-est tra Svizzera, Val d’Aosta e Piemonte prosegue ininterrotta fino al Passo di Monte Moro, sopra Macugnaga. Tra questi due antichi e importantissimi valichi si trova la più alta concentrazione di cime sopra i 4000 metri di tutta la catena alpina; solo per citare le più famose, i Breithorn, il Castore e il Polluce alla testata della Val d’Ayas, i Lyskamm sopra Gressoney, la Piramide Vincent in Valsesia, fino alle vette più alte, il “massiccio del Monte Rosa” propriamente detto.

Con questo termine si intende infatti il gruppo delle cime principali che si innalzano verso il cielo superando quota 4400 metri: Parrot, Gnifetti, Zumstein, Dufour, Nordend. È questa la montagna che si staglia con inconfondibile imponenza sull’orizzonte per qualunque osservatore dalla pianura lombarda e piemontese; imponenza e visibilità che per lungo tempo hanno valso al Monte Rosa la qualifica di “Regina delle Alpi” e la fama di montagna più alta della catena alpina, a scapito del Monte Bianco, completamente invisibile dalla pianura; ed è questa la montagna che precipita verticale su Macugnaga a creare un panorama spettacolare unico sulle Alpi, tanto da essere stato più volte paragonato alle più vertiginose cime himalayane.

I latini lo chiamavano “Mons Silvius”, forse riferendosi ai floridi boschi che ne ricoprivano le pendici; Leonardo da Vinci lo citava come “Monboso” nei ricordi della sua vita a Milano nel XV secolo, sostenendo che “si leva in tanta altura che quasi passa tutti li nuvoli”. Per molti secoli, per le popolazioni che vivevano alle sue pendici e che lo temevano per la furia delle valanghe e delle alluvioni, è stato semplicemente “il Giazzaro”. Oggi lo chiamiamo “Monte Rosa”, eredità del dialetto valdostano dove “roise” significa “ghiacciato” (anche il Plateau Rosa, il regno dello sci estivo sopra Cervinia, ha la stessa etimologia); lo straordinario colore che assumono le vette osservate da Macugnaga all’alba di ogni nuovo giorno c’entra ben poco, ma mantiene intatto ancora oggi l’incanto della poesia.